lo squat, per molti ma non per tutti

Pubblicato: novembre 28, 2010 in Allenamento
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squatGli effetti allenanti dello squat variano a seconda della sua esecuzione. Che può variare se il soggetto non è molto flessibile.Lo squat è uno dei più popolari esercizi praticati nelle palestre. Vanta una serie di caratteristiche che lo rendono adatto a una lunga serie di esigenze: coinvolge tutti i muscoli degli arti inferiori ed è quindi un esercizio ad alta sinergia; attiva una considerevole percentuale di muscoli (rispetto alla quantità complessiva) e migliora sia la funzionalità che l’estetica. Possiamo perciò definirlo un esercizio globale e metabolico. L’esercizio è spesso gradito anche da una utenza femminile in quanto sviluppa le fibre muscolari del grande gluteo.
Ma in quale misura? Innanzitutto bisogna osservare che il grande gluteo sembra mostrare una forte attività elettrica durante la fase concentrica, soprattutto nell’esecuzione dello squat profondo.
Si evince, infatti, che piegando completamente le gambe l’attivazione di questo muscolo è pari al 35,4%, contro il 28% rilevato nel mezzo squat e il 16,9% dello squat parziale (che equivale più o meno a un terzo di squat). L’attività elettrica del grande gluteo è perciò proporzionale alla profondità dell’accosciata.
Lo squat profondo – o deep squat – è spesso trascurato in quanto è ritenuto un esercizio che potrebbe danneggiare l’articolazione del ginocchio ma da alcuni autori è ritenuto un esercizio più sicuro dello squat parallelo in quanto si verificherebbe un minor attrito del tendine rotuleo sul piatto tibiale.
Possono comunque eseguire lo squat profondo coloro che riescono a piegare completamente le gambe senza compensi, dove per compensi si intende:

– eccessiva flessione del busto in avanti durante la massima accosciata (scarsa flessibilità della zona lombare)
– eccessiva extrarotazione e divaricazione dei piedi (scarsa flessibilità dell’anca)
I danni che può causare un squat profondo dipendono dal centro di gravità del corpo troppo all’indietro creando un effetto di dislocazione. Il movimento si deve perciò sviluppare sull’asse verticale, evidentemente con un carico inferiore rispetto a quanto sollevato in uno squat a 90°. Questo può incidere nella minor compressione delle rotule e del tendine patellare.
Per quanto riguarda il muscolo grande gluteo, durante lo squat, viene maggiormente attivato se i piedi vengono extraruotati oltre i 10° (il grande gluteo è infatti un extrarotatore).
Un personal trainer deve comunque fare delle valutazioni riguardo la flessibilità e lo stato di forza del suo cliente, in modo da suggerirgli la forma migliore di esecuzione.

Di Stefano Carlini

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