Meno sodio, più potassio……per un maggiore equilibrio

Pubblicato: ottobre 25, 2011 in Alimentazione, Integrazione
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saleLa connessione tra l’assunzione di sodio ed il rischio di morte non è sempre stata chiara. Tuttavia, uno studio negli Archives of Internal Medicine ha recentemente scoperto che c’è altro oltre alla sola ipotesi riguardo il sodio. Il potassio, che si trova soprattutto in frutta e verdura, è in grado di offrire una ulteriore protezione contro la morte dovuta da cardiopatie.
Il nuovo studio ha utilizzato informazioni provenienti da 12.267 adulti americani, in cui è stata esaminata la loro alimentazione durante l’arco di una giornata. Lo studio era parte del Third National Health and Nutrition Examination Survey Linked Mortality File, il quale studiava le influenze del sodio e del potassio sul corpo. Furono studiati anche il rapporto di sodio e potassio nella dieta, e le cardiopatie durante il corso di 15 anni. Utilizzando le informazioni circa l’alimentazione, i ricercatori furono capaci di calcolare l’apporto quotidiano di sodio, potassio e calorie.
Lo studio mostrò che: 
Un consumo più elevato di sodio era strettamente connesso all’aumento di mortalità.
Un consumo più elevato di potassio era connesso ad un rischio di mortalità più basso: le persone che avevano consumato più potassio avevano un rischio più basso di morte causata da malattie cardiovascolari del 61%, ed una possibilità più bassa del 74% di morte dovuta da cardiopatia ischemica (cardiopatia causata dall’alterazione del flusso sanguigno, solitamente un risultato dell’aterosclerosi).
Il consumo di più sodio che potassio, aumentò in modo significativo il rischio di morte dovuta da cardiopatie. Riguardo la cardiopatia ischemica, il rischio risultò il doppio per gli individui che consumavano più sodio che potassio, rispetto a quelli che facevano l’opposto.
“Da un punto di vista della salute pubblica, un consumo ridotto di sodio accompagnato da un maggiore consumo di potassio, possono fornire benefici salutari rispetto al solo apporto di sodio,” disse l’autore dello studio, Quanhe Yang dall’Office of Public Health Genomics ai Centers for Disease Control and Prevention.

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